Robert Doisneau e la pesca fotografica

Robert Doisneau Autoportrait au Rolleiflex (1947). Copyright © atelier Robert Doisneau

Robert Doisneau Autoportrait au Rolleiflex (1947). Copyright © atelier Robert Doisneau

Ieri pomeriggio sotto la pioggia battente e l’ultimo colpo di coda di un inverno che non sembra voler finire, insieme a mia moglie e ad una coppia di cari amici, siamo andati a vedere la mostra di Doisneau allo Spazio Oberdan a Milano. Mi ha colpito subito il fatto che fuori dall’ingresso si presentava una fila lunga come se fosse la prima di qualche film a lungo aspettato. Ci siamo fatto mezz’ora di coda in cui continuavamo a pensare a dirci che alla fine i milanesi, ma anche gli italiani in generale, sembrano essere più interessati all’arte di quello che comunemente si pensa. Il biglietto costa 9 euro e c’è compresa l’audioguida che aiuta a districarsi in una vita di scatti riassunta in 200 stampe di ottima qualità e di dimensioni le più varie.

Appena entrati la mostra propone una serie di scatti rubati ai visitatori della Gioconda dopo il suo ritrovamento a seguito di un furto. L’audioguida spiega che è carattere principale di Doisneau l’associare la fotografia alla pesca. L’appostarsi con pazienza in attesa del momento o della luce che si desidera per poi da lo strattone giusto alla canna quando si sente che ha abboccato il pesce giusto. Nel mio riflettere su questa spiegazione e nel finire di vedere gli scatti esposti, credo di poter dire con una certa sicurezza, che questo concetto è realizzabile solo quando si scatta per se, non su commissione o in generale per altri. Lo stesso Doisneau non ha applicato questa “filosofia” ad ogni suo scatto, ma sicuramente ne ha sperimentato la potenza espressiva.

Robert Doisneau 5Un altra serie di scatti che mi hanno colpito sono quelli fatti ad una ragazza che suonava la fisarmonica a braccio in un bar dove i macellai di Parigi con i grembiuli sporchi di sangue si fermavano a bere qualcosa. Lei era molto carica, attira l’attenzione dei macellai e di Doisneau inebetendoli, a mio parere, prima con la bellezza e poi con la musica. Io ci ho visto una cosa molto importante, che alcuni cercano di non accettare e cioè che il Soggetto Giusto da un valore diverso alla fotografia. Se la ragazza non fosse stata carina e un pò fotogenica, probabilmente lo scatto non sarebbe stato altrettanto espressivo.

Infine, praticamente a fine mostra, mi sono soffermato sulle foto scattate da Doisneau nel 1953 a fotografi amatoriali che scattavano alla fontana di luce di Place de la Concorde foto notturne. Lui ne “critica” l’attrezzatura, dicendo che hanno in mano delle fotocamere di gran lunga più tecnologiche e costose di quelle che usa lui da professionista e che questo li porta verso l’accademismo e cioè, da come lo capisco io, ad una limitazione della creatività che invece potrebbe essere sollecitata maggiormente dall’aver in mano strumenti “poveri” che obbligano ad uno sforzo di creatività maggiore. Questo è un tema che mi sta a cuore, ma che non ho ancora sviscerato per poter dire “sto con i poveri” o “sto con i ricchi”. Magari ne parlerò in qualche futuro post.

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2 pensieri su “Robert Doisneau e la pesca fotografica

  1. Nemmeno io sono un fan di Doisneau e a dir la verità non sono fan di nessuno fotografo. Sono stato spinto ad andare alla mostra perchè, secondo me, vedere dal vivo gli scatti di un fotografo considerato uno dei grandi maestri è sempre un arricchimento.

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