Il racconto del riso di Gianni Berengo Gardin

Sabato scorso sono andato a vedere alla Galleria Forma di Milano la mostra del M° Gianni Berengo Gardin. Giornata ottima per una mostra: freddo e pioggia. Avrei voluto fare anche qualche scatto ma non mi andava perchè se vado a vedere una  mostra voglio essere come una pagina bianca per poter assorbire al meglio le foto di qualcun’altro senza pensare alle mie.

Visto che non sono uno che improvvisa più di tanto, almeno all’inizio, al mattino ho ascoltato la bella intervista fatta da NOC proprio a Gardin: https://www.facebook.com/photo.php?v=241169822688141&set=vb.231818843593528&type=2&theater .

che dire, quando un maestro con un esperienza di 50 anni di scatti a livello professionale parla c’è sempre e solo da imparare. In questa mia idea, so che c’è del vecchiume. Molti miei coetanei pensano che quando una persona di 82 anni parla la si deve ascoltare solo a metà e cioè si deve filtrare tutti gli aneddoti sulle esperienze tipiche dei suoi tempi e lasciare solo alcuni concetti generici che poi vanno riadattati ai nostri tempi. Questo è già buono, ma credo che sia un pò come correre una maratona fino al 40esimo km per poi lasciare. Non ci si deve mai fermare a giudicare cosa sia giusto o sbagliato quando si sta imparando. Questa scrematura, a mio parere, la si fa sul campo e sopratutto non si deve dividere ciò che è sbagliato dal giusto ma ciò che è utile da ciò che (al momento) non lo è. Insomma, un grazie va a Watanabe di NOC che ha confezionato una bella intervista, sono 30 minuti davvero densi dove una sola visione potrebbe risultare davvero troppo poca.

Veniamo alla mostra. Il soggetto della mostra è il reportage fatto da Gardin in una cascina del Vercellese in cui ha ritratto il lavoro ed i paesaggi dell’attività agricola tipica di quella zona: La coltivazione del riso. Avendo visto l’intervista di NOC al mattino sono riuscito a rivedere negli scatti quanto raccontato dal maestro e cioè:

  • Il racconto: ovviamente, grazie a tanti anni di esperienza, è riuscito a confezionare un percorso che partiva dalla semina per arrivare al raccolto passando per la famiglia come fulcro dell’attività.
  • “le foto non si fanno con le mani ma con i piedi”: ha sicuramente camminato molto, prima è andato nel Vercellese e poi si è spostato dalla cascina nei campi dove ha seguito le fasi della coltura ( meglio sarebbe dire Cultura) del riso.
  • Le sue foto non sono tutte Belle ma tutte Buone: composizioni espressive, luci e riflessi mai casuali e grana fotografica accentuata in sviluppo per ottenere effetti particolari. Ci sono dei paesaggi di campi che sembrano dei tappeti distesi tra specchi d’acqua.
  • L’importanza della Stampa: osservare le foto dal vivo, in una mostra, come dice Gardin è avere un rapporto fisico, quasi tangibile con l’intento del fotografo. Poi, quelle foto, se esisteranno fra 200 anni racconteranno ancora qualcosa mentre molto probabilmente se cambieranno i formati di codifica quelle in archivio elettronico potrebbero non esistere più.
  • La scelta del Bianco & Nero: mi convince sempre di più. Iniziare a disegnare a carboncino per poi colorare. Questo potrebbe essere il percorso.

Queste sono le mie impressioni . Questi sono anche i miei spunti personali su cui porre l’attenzione, sempre alla ricerca di un mio stile. Voi?! andrete a vederla?

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